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Lavoro: riforma ammortizzatori non prima di 18 mesi

COSTATI 54 MLD IN 3 ANNI; SINDACATI PUNTANO A TUTELE UNIVERSALI

Per i prossimi 18 mesi il sistema degli ammortizzatori sociali non sarà modificato. Il Governo ha accolto oggi le richieste delle imprese e dei sindacati di non intervenire immediatamente sugli ammortizzatori sociali per evitare conseguenze sociali pesanti in una situazione economica che è ancora di profonda crisi. Il tema comunque non viene tolto dall'agenda del Governo e già Lunedì sarà sul tavolo del ministero del Lavoro nel nuovo appuntamento fissato con le parti sociali nel tentativo di mettere a punto regole la cui applicazione sarà appunto rinviata di almeno 18 mesi. Il Governo infatti punta comunque a modificare per i prossimi anni un sistema considerato troppo generoso e soprattutto poco utile a reinserire nel mercato il lavoratore espulso dal ciclo produttivo. Secondo dati diffusi dalla Uil nelle scorse settimane (rielaborando dati Inps) il saldo tra entrate e costi degli ammortizzatori sociali è stato negativo nell'ultimo triennio per 28,3 miliardi. A fronte infatti di entrate nel periodo 2009-2011 di 25,5 miliardi (contributi di imprese e lavoratori) i costi (prestazioni e contributi figurativi) sono stati pari a 53,8 miliardi. Il saldo nel triennio precedente alla crisi era stato molto meno pesante con 1,2 miliardi di rosso (24,9 miliardi di entrate e 26,1 di uscite). Nel complesso tra il 2006 e il 2011 sono stati spesi quasi 80 miliardi a fronte di poco più di 50,3 miliardi di entrate. Il saldo negativo più pesante nel triennio 2009-2011 riguarda la disoccupazione (un rosso di 19,1 miliardi) e la cassa in deroga (-7,1 miliardi) per la quale non sono previsti, a differenza della cassa ordinaria e straordinaria, contributi da parte di lavoratori e imprese. Il confronto sugli ammortizzatori sarà complicato sia sul riordino con il tentativo del Governo di ridurre i tempi della cassa integrazione limitandoli alla possibilità effettiva di rientrare in azienda (al momento la cassa straordinaria è usata anche nei casi in cui le aziende chiudono e quindi non si prevede il rientro dei lavoratori) sia sul finanziamento del sistema. I sindacati chiedono che gli ammortizzatori siano «universali» e quindi estesi anche a coloro che non li hanno (i dipendenti delle piccole imprese in caso di licenziamento hanno diritto solo all'indennità di disoccupazione per un breve periodo e un sussidio basso) ma anche che siano basati su un sistema assicurativo e quindi finanziati con i contributi delle aziende. Confindustria oggi ha avvertito che non intende pagare di più dato che i contributi per cassa integrazione e mobilità rappresentano già il 5% del costo del lavoro per le imprese industriali. Il costo dell'estensione degli ammortizzatori (e comunque di un sistema più omogeneo e meno segmentato di quello attuale) dovrebbe quindi, dato che il Governo conferma che non ci sono risorse aggiuntive, ricadere sulle piccole imprese che però oggi hanno ribadito di non poterne sopportare altri.

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